Circa il 6% della produzione di Vino della regione Piemonte, avviene in zone meno famose ma altrettanto meritevoli di attenzione. Territori in grado di stupirci, come ad esempio l’Alto Piemonte e il Canavese.

L’area provinciale di Torino è sede di ben sette denominazioni di origine, che danno luogo a 34 diverse tipologie di vino! Si tratta di produzioni provenienti in larga parte da vitigni autoctoni, spesso coltivate in aree marginali, ma valorizzate da una viticultura di qualità

Il Canavese, corridoio tra il Piemonte e la Valle d’Aosta. Fatto di colline e laghi, con un giusto microclima, che ha permesso la coltivazione della vite già dai tempi dei Romani,. Una zona che è un concentrato di energia e forza di volontà.

Uno dei vitigni simbolo del Canavese o meglio del Basso Canavese è l’Erbaluce.

Il vitigno Erbaluce è una varietà autoctona piemontese a bacca bianca storicamente tra le più importanti del territorio. Il nome Erbaluce nasce dalla favola che narra dell’incontro tra il sole e la luna. Innamoratosi l’uno dell’altro, non riuscivano però a sfiorarsi nel cielo.

Il Canavese presenta numerose zone coltivate a uva, ma sono soltanto tre i vini che derivano storicamente da questa zona. Tutti caratterizzati da una elevatissima qualità e da un profilo organolettico originale.

Stiamo parlando del Canavese DOC (rosso, bianco, bianco spumante, rosato, rosato spumante, Barbera e Nebbiolo). L’Erbaluce di Caluso DOCG (rigorosamente bianco).E il Carema DOC, un rosso che come suggerisce il nome è prodotto unicamente nel comune omonimo del torinese.

Meritano sicuramente attenzione il Carema con le sue pergole e l’Erbaluce, che risale al Seicento, al ducato savoiardo di Carlo Emanuele I.  Il Carema era il “vino degli Olivetti”, che ne facevano regolarmente omaggio a clienti e fornitori, incrementandone così la conoscenza in Italia e all’estero.

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